
Accogliendo volentieri l’invito di Marco che per arricchire l’apposita sezione del sito del Bombolo mi ha chiesto di raccontare qualcosa della mia ormai più che maggiorenne esperienza subacquea, sono rimasto a lungo in dubbio se farlo oppure no, consapevole del fatto di presentare non un fatto recente, ma una foto sbiadita di una decina d'anni: non sono invece sbiaditi i ricordi di quelle due belle immersioni, dei miei amici e di quella persona straordinaria che fu Rudy Crespi. Rudy è stato negli anni ‘80/’90 uno dei migliori subacquei italiani, una sorta di odierno Gigi Casati: operava nella Riviera Ligure e in Costa Azzurra ed è stato l’autore di molti ritrovamenti di relitti di aerei e navi scomparsi nelle acque di quel mare negli anni della II Guerra Mondiale.
Indagava negli archivi navali, intervistava i testimoni e i superstiti degli affondamenti, passava giornate in mare alla ricerca degli oggetti dei suoi studi. Ricordi scolpiti nella mente, nel cuore e fortunatamente immortalati dalle riprese di Franco che era il cameraman del gruppo e riportati maniacalmente nel mio log book che conta fino ad oggi circa 1400 tuffi (prima tutti in cartaceo, poi riaggiornato e riportato in forma digitale). Rudy lo conobbi nella primavera del 1997, pochi mesi prima che il suo destino si compisse; per una beffa del destino, Rudy ‘rischiava’ la vita in mare tutti i giorni ma morì in un incidente stradale investito da un automobilista ubriaco.Lui permise a me e alla mia squadra di allora di effettuare due bei tuffi, uno sul BR 20, l'altro sul Cycnus, dandoci appoggio con il suo diving, l' Athon.
In quei tempi nella squadretta c'erano Massimo, Franco, Diego, Gabriele, il sottoscritto e più saltuariamente Gianni. Tutti ragazzi di buona esperienza, matura allora, di quasi una decina di anni di tuffi: il più subacqueo 'anziano' ero io, e a seguire gli altri. Certo le nostre capacità e attrezzature, già discrete allora, non erano paragonabili al livello raggiunto oggi, almeno da parte mia e di Gabry poichè il resto del gruppo si è disgregato per i più diversi motivi che ora non stò a raccontare.
Era il week-end del 25 Aprile e quell'anno decidemmo di dedicarlo a due relitti: il BR 20 di Arma di Taggia e il Tyflis a Loano il giorno seguente, pernottando a S. Bartolomeo.
Del BR 20, della sua storia, avevamo appreso tramite diverse documentazioni tra libri e riviste del settore, ma la spinta a fare quel tuffo ce la diede Massimo Panceri, amico e compagno d'immersione di Rudy e collaboratore della scomparsa rivista I.R. MARE.
Panceri lo conoscevamo già da almeno un paio d'anni perchè ci trovavamo molto spesso a tuffarci insieme su KT, accompagnati dalla barca del comune amico Marietto: così chiacchierando, Panceri ci parlò di questo aereo e della sua amicizia con quello che era considerato un mito tra i subacquei del tempo, ossia Rudy Crespi.
" Dài venite una volta ad Arma, vi porto a vedere quel relitto" e così fù.
Nel filmato si vede Rudy sul suo gommone e Massimo Panceri. Loro avevano fatto la prima immersione del mattino proprio lì sopra e ci diedero assistenza di superficie: Rudy al timone, mentre Massimo si tuffava con l'ancora in mano per fermarla al relitto tramite una cima che successivamente avremmo tagliato staccandoci dal fondo: la corrente era veramente forte e nel film si vede la cima dell'ancora tesissima, salire ad angolo molto stretto verso l'imbarcazione. La visibilità era molto buona e il fondale di detrito sabbioso e spesso aveva permesso delle belle riprese nonostante quel fiume impetuoso.
L'aereo era uno spettacolo e ancora ben rappresentava quello che doveva essere quasi sessant'anni prima, nel giorno del suo abbattimento: le strutture interne ben riconoscibili, la fusoliera e le due eliche dei motori stellari erano diventate la dimora di due grossi gronghi; la cabina di guida, la cloche e i leveraggi, le ali ormai scheletrite, il posto della mitragliatrice centrale con quel bel pezzo di artiglieria puntato verso l'alto e verso coda che mostrava fieramente i fori di raffreddamento della canna (che Rudy aveva provveduto a ripulire dalle spugne che vi si erano insediate) e l'antenna di coda da dove sventolavano alla corrente uova di calamaro raggruppate in un grosso ciuffo; poi una tappezzeria di spugne e un velo di anthias-anthias tanti da ricoprire il relitto e rendere difficile l'individuarci a vicenda! Uno spettacolo indimenticabile. Quando a malincuore dovemmo staccarci da quella visione per andare a saldare un debito di oltre mezz'ora di deco, tagliando la cima che tratteneva quella dell'ancora al relitto vedemmo il fondo scorrere via veloce sotto i nostri occhi, come quando si è al volante e si guarda l'asfalto sotto di noi.
Il giorno dopo, come ti dicevo ci attendeva il Tyflis a Loano, dove un'altro amico barcaiolo ci traghettò per il tuffo, e anche se la visibilità non era certo quella incontrata sul BR 20 fu anche quella una gran bella immersione a conclusione di un interessantissimo week-end dedicato ai relitti.
Successivamente Rudy ci portò anche sul Cycnus, del quale ho saputo che ora non resta più nulla. Con lui restammo d'accordo di risentirci a fine estate perchè ci avrebbe accompagnati sull' Atlantide; ma quando ritornando dalla vacanza a Pantelleria gli telefonai per rinfrescargli la promessa, lui se n'era già andato...
Per quel poco che il destino mi ha concesso di conoscerlo, ho visto in lui un ragazzo semplice, solare, schietto; un subacqueo di grande esperienza, un uomo di grande umiltà.
Scritto il 6 Febbraio 2007 -Ivano alìas Octopus-
